Intervista ad Alessandro Guidi

Alessandro Guidi è un fotografo che ho scoperto quasi per caso, ma che mi ha talmente colpito da essere in grado di riconoscere ormai quasi tutti i suoi scatti; nato con la passione della fotografia (portava con se la fotocamera dappertutto da bambino), col tempo ha iniziato a fare sempre più sul serio fino ad incontrare un suo collega (Luciano Bruno) con cui ha cominciato a sperimentare e collaborare nei generi fashion, glamour, nella fotografia di cerimonia e di reportage al punto di fondare il “Corso di fotografia digitale e postproduzione” presso il Forum Sporting Center di Roma, tenuto per quattro anni consecutivi.

Attualmente Alessandro è specializzato in fotografia chirurgica, ed è ufficialmente uno dei pochissimi fotografi di sala operatoria, presso una clinica privata di chirurgia funzionale ed estetica, che si occupa delle fotografie dei pazienti nelle fasi PRE, POST ed INTRA operatorie. Il prossimo 24 Aprile sarà anche relatore presso il convegno nazionale dell’AICEF (Associazione Italiana di Chirurgia Estetica e Funzionale) a Torino per parlare dell’importanza della fotografia in chirurgia maxillofacciale. Ecco cosa ci ha raccontato.

Alessandro, quando nasce la tua passione per la fotografia e come hai iniziato?

“La mia passione per la fotografia nasce fin da piccolo, osservando mio padre che si portava la sua Canon a pellicola ovunque, dai luoghi di villeggiatura alle piccole gite fuori porta che facevamo spesso con tutta la famiglia. Ho cominciato anche io a scattare foto come lui, prima con le vecchie Kodak “usa e getta” e poi con una delle prime digitali uscite sul mercato che ricevetti per regalo. Fotografavo tutto quello che mi circondava: natura, luoghi, paesaggi e persone: soprattutto compagni di classe!”

Il ritratto come forma d’arte e di espressività….perchè hai scelto di dedicarti a questa tipologia di foto?

“In realtà mi sono sempre piaciute le persone. Conoscerle, parlare con loro, entrare in intimità con esse. La macchina fotografica mi ha molto aiutato a comprendere quanto fossero uniche, e mi piaceva l’idea di poter cogliere una loro espressione, un loro stato d’animo magari fugace e conservarlo immutato anche a distanza di anni. Alcune popolazioni credono che la fotografia sia un’arte maledetta perchè “ruba” una parte di anima di chi viene ritratto: beh non credo che l’anima venga “sottratta” e quindi la fotografia sia pericolosa, ma sul fatto che possa “conservarla” intatta nel tempo sono d’accordo, e credo sia una cosa molto potente.”

Credi che valga di più vedere un tuo scatto pubblicato o il riconoscimento di una persona fotografata?

“Con la fotografia non ho mai pensato di partecipare a nessun concorso, contest o gara. Forse per semplice pigrizia, o forse per scarso interesse nelle competizioni di questo tipo. Viceversa di riconoscimenti ne ottengo quasi quotidianamente, da parte di appassionati e altri fotoamatori che guardano le foto che pubblico sui vari social. Ma più importante ancora da parte delle stesse modelle che fotografo, per la maggior parte ragazze della porta accanto e non modelle professioniste, le quali mi ringraziano e mostrano un sincero apprezzamento ed entusiasmo per il lavoro che faccio. Sentirsi dire da una ragazza fotografata che non si è mai divertita tanto e non si immaginava di vedersi così bella come in quella foto non ha veramente prezzo per me.”

Poichè non fotografi per “professione”, come riesci a far convivere questa passione con la vita privata?

“Fino allo scorso anno la mia passione per la fotografia era un secondo lavoro. Mi occupavo di book fotografici di vario genere (moda, glamour, nudo, book a donne incinta, reportage di spettacoli di danza, eventi, cerimonie etc), ma ho sempre dovuto mantenere un lavoro primario che mi desse un sostentamento economico sicuro ed un entrata fissa mensile (per quanto sicuri possano essere i contratti lavorativi di oggi). Ho lavorato in aziende di telemarketing, in hotel prestigiosi e pure nell’aeroporto internazionale di Roma Fiumicino, quindi ho lavorato sempre a contatto con un sacco di persone. Infatti una grandissima parte delle modelle sono amiche e colleghe (o ex) colleghe di lavoro. Finalmente adesso posso dire di essere un fotografo a tutto tondo. Infatti lavoro ormai a tempo indeterminato come fotografo in ambito medico, presso una clinica di chirurgia maxillofacciale estetica e funzionale.”

Qual’è il tuo segreto per approcciarsi ai soggetti da fotografare ed ottenere risultati eccellenti da ogni punto di vista?

“Il mio segreto per mettere a proprio agio il soggetto da ritrarre è semplicemente rendere chiare le proprie intenzioni; far sentire completamente a proprio agio la persona che posa, evitando in qualunque modo di metterla a disagio. Credo che questa abilità fortemente psicologica faccia parte dell’empatia che c’è in ognuno di noi, ed io mi reputo una persona profondamente empatica. Durante lo shooting io rido, scherzo, parlo, racconto aneddoti o mi fermo per ascoltare ciò che viene raccontato; non ho in mente la sessione fotografica come un lavoro, come uno stress in cui vanno rispettate certe tempistiche o soddisfatti necessariamente alcuni canoni. Io quando fotografo mi diverto: mi piace creare le pose e la foto li per li con la modella, spesso le chiedo di correre, di fare finta di fare qualcosa, non suggerisco mai pose troppo impostate e vado “a braccio”. Tutto questo genera una grande fiducia nel soggetto che sto fotografando; l’empatia si rafforza e gli scatti vengono da soli.”

Digitale o analogico? Foto naturali o post prodotte? Tu da che parte stai?

“Assolutamente digitale ed assolutamente a favore della post-produzione!”

Se dovessi dare un consiglio ad un fotografo che inizia a scattare, cosa gli diresti?

“Consiglierei di scattare, scattare e scattare ancora. Ovunque, sempre, qualsiasi cosa. Dai sassi al parco sotto casa ai propri amici e familiari, dai tramonti alle auto ai cani randagi. La fotografia non si impara sui libri o ai corsi, ma con la macchina fotografica in mano nelle più disparate condizioni ambientali e di luce. Una volta capiti i fondamentali (gestione di messa a fuoco, profondità di campo, tempo di scatto e sensibilità), che si possono apprendere anche su qualsiasi rivista fotografica in edicola o meglio ancora su youtube, bisogna semplicemente scattare il più possibile. Vi accorgerete che ogniqualvolta vi trovate a guardare le foto che avete scattato il mese scorso vi sembrerà di essere migliorati. A me ancora accade, e sempre accadrà. La fotografia è un’arte in evoluzione: sperimentate e spaziate il più possibile!”

Progetti futuri che ci vorresti anticipare?

Al momento il lavoro di fotografo medico di chirurgia mi impegna non poco, ma sono molto fiero di essere stato invitato, ad Aprile, al primo convegno nazionale dell’AICEF (Associazione Italiana di Chirurgia Estetica e Funzionale) come relatore, per parlare appunto dell’importanza della fotografia nella chirurgia maxillofacciale: in sala operatoria e fuori. Mi riempie davvero di orgoglio pensare di essere il primo in Italia ed uno dei primissimi nel mondo a rappresentare la fotografia in questo ambito. Per ora mi sto concentrando su questo, anche se ho già diverse idee per i prossimi shooting.

Chi volesse seguire Alessandro Guidi puà cercarlo sui suoi canali social;

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